mercoledì 23 gennaio 2008

Mario Trimeri - Montagna

Nel mio viaggiare per terreni diversi, mi è capitato spesso di dovermi confrontare con la montagna. Rispetto ad altri ambienti, una cima diventa quasi sempre una sfida con se stessi e un'"impresa" di cui ti puoi vantare, perchè diventa molto difficile affermare che hai trascorso 20 giorni in appostamenti per fotografare l'upupa o il martin pescatore, col rischio di farti ridere dietro e apparire persino patetico, mentre vantarti che hai salito la montagna himalayana dal nome strano o altisonante fa un'effetto completamente diverso, quasi da eroe. Se ho iniziato a salire tanto in alto è stato sicuramente per il mio bisogno di evadere dal quotidiano e così per un decennio ho frequentato Alpi e Dolomiti assai assiduamente mentre i viaggi extra-europei si limitavano al trekking e alle traversate a piedi,oltre che da turista. Poi il discorso si è ribaltato e nell'ultima decade la montagna ha solo il sapore esotico e in questo contesto ho raggiunte le cime più disparate da un capo all'altro del mondo, riuscendo a concludere come secondo italiano le Seven Summits, cioè le 7 cime più alte di ogni continenete della Terra e salendo pure 6 dei 7 vulcani delle Volcanic Seven Summits. Una spinta quasi fondamentale per arrivare sin lassù me la ha stranamente inferta la mia passione per la fotografia e infatti questo mio tratto "molto originale" diventa tutto un trafficare di fotocamere dentro gli zaini e/o le giacche durante i momenti che dovrebbero essere di pura sublimazione per l'arrivo in vetta. Io, contrariamente a tutta la platea di alpinisti, in quei frangenti mi diletto ad armeggiare con l'apparecchiatura fotografica, cosciente di essere un previlegiato nel poter riprendere da lassù il mondo sottostante e che mi circonda. Quelli si che sono momenti magici!











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