mercoledì 23 gennaio 2008

Mario Trimeri - Deserto



DESERTI, INFINITO DI SABBIA
Un terzo del suolo terrestre è composto da regioni aride,dove l'uomo con ostinazione continua la sua lotta della vita.
Ma non è solo una lotta per la vita ma anche ricercare con ostinazione il senso della libertà.
Ancora i Tuareg,discendenti di arditi guerrieri,avvolti nelle loro gandure e maestosamente velati,a dorso di cammello si dirigono verso le montagne assolate del Tassili.
"I deserti portano ai deserti" dicono e loro,conquistatori di spazi mistici,solo negli orizzonti senza limiti trovano la loro ragione di essere.L'uomo di qualsiasi latitudine del mondo si è sempre confrontato con questi spazi,a volte per sfidarli ma spesso per ritrovarsi.
testo e foto di Mario Trimeri
Prima di realizzare il mio primo viaggio nel Sahara,mosso dalla curiosità,avevo conosciuto diversi viaggiatori incalliti del deserto,che da vent'anni si confrontavano con quelle piste e quelle cartine,che parlavano e "vivevano" solo per ritornarci.Li ascoltavo quasi per obbligo,perchè così anche loro avrebbero dovuto ricambiarmi e ascoltare ciò che avevo da raccontare del mondo;l'altro mondo,quello vivo e pieno di colori in cui io mi riconoscevo,con l'acqua che scorre dalle valli,che genera nuova vita,con i fiumi,le città e i villaggi,le fabbriche e le macchine,i suoni ed i rumori;dove tutto si muove e progredisce con ritmo lesto.
Non capivo i loro viaggi verso il vuoto,finchè anch'io di quel vuoto sono riuscito a nutrirmi e ad identificarmi,in parte,come essere.Non si viaggia per fuggire ma per ritrovarsi e le immense aride solitudini sono momenti previlegiati per indurci a parlare;con noi stessi.
Nel nostro mondo occidentale,con il tempo che incalza senza tregua,con orari da rispettare dall'alba al tramonto,questo rapporto con noi stessi e con l'ambiente lo abbiamo quasi campletamente perduto,rimanendo intrappolati dalla cadenza di impegni,dal dover necessariamente produrre e inconsapevoli di ciò che la natura ha creato per farci ritrovare.Il deserto è il luogo ideale per eccellenza,perchè è impossibile sfuggire dal guardarsi intorno e dentro;ma non è il solo.
In Mauritania ho conosciuto il prefetto di Tichit e mi ha raccontato che prima era impiegato a Tidjikda,una cittadina di duemila anime ad un giorno di pista dalla strada asfaltata che porta verso la capitale Nouakchott.Tichit è un misero villaggio arroccato su una collina,a tre giorni di pista sabbiosa da Tidjikda,che vive di aiuti internazionali e che per otto mesi all'anno è minacciato dal sole e dal caldo soffocante.Le case abbarbicate sul cocuzzolo,dall'aspetto tragico,minacciate costantemente da tempeste di sabbia somigliano alle tombe dei vivi,che durante l'estate si rifugiano da temperature torride per non soccombere.
Le rotte carovaniere che dal Marocco scendevano a sud verso il "Paese dei Neri",alle città del sale e dell'oro di Oualata e Timbouctou,transitavano da quì e il suo grandioso palmeto era luogo di riposo e di ristoro per i cammellieri,i commercianti e per le bestie,ben felici di riprendersi dal percorso già fatto ed essere pronti per il restante da fare.Oggi il palmeto è ridotto ad uno sparuto insieme di piante,protette tutt'intorno da una fascia di rami in modo che la sabbia non possa sommergerle.Dell'antico splendore di un tempo rimane l'ambiente suggestivo ed affascinante mentre sembra che dalle dune a nord sbuchi da un momento all'altro una carovana,che allora poteva contare anche cinquemila cammelli.Il prefetto,che occupava il suo tempo a girare per le poche vie del villaggio e per le dune circostanti,quando gli chiesi se preferiva stare a Tidjikda,mi ha risposto di no;"Il y avait beaucuop de monde",c'era troppa gente.
Inoltrandoci ancora verso l'Aouker,al pozzo di Aratane ho chiesto alla guida perchè le uniche due tende esistenti nel raggio di qualche centinaio di chilometri ed a nord per almeno un migliaio,stavano distanti sia dal pozzo che da loro stesse:"C'est plus tranquille",è più tranquillo per chi vi abita,mi ha risposto.
E' il rapporto che i locali,anche di altre latitudini,hanno con il loro ambiente;severo e apparentemente incomprensibile.In realtà questi regni della solitudine e del silenzio riescono con una immediatezza spaventosa a prendere chiunque di noi,forse perchè sono dentro di noi e sono una parte lontana delle nostre origini.
Il silenzio è una cosa che noi occidentali abbiamo smarrito.Se capita casualmente di coinvolgerci,si accende subito la radio o la televisione,a costo di ascoltare cavolate o non ascoltare;si evita categoricamente perchè ormai ne abbiamo perso il senso.Eppure il silenzio ha una sua dimensione ben definita,in cui poter liberamente spaziare,muoversi,giocare e sognare.Potremmo anche ammettere che di sogni non si vive ma l'uomo ne sente sempre doverosamente la necessità,finchè vive.
"I deserti portano ai deserti",sia come situazioni geografiche che interiori.
IL "DESERTO DEI DESERTI"
Molta storia del mondo passa attraverso i deserti,anche perchè un terzo dei continenti è costituito da lande e zone aride.Molta storia è stata scritta negli anfratti degli altopiani del Tassili,dell'Hoggar,del Tadrart,del Tibesti e di altre arree ancora con le pitture e i graffiti,in quelli che sono i più grandi musei all'aria aperta che l'uomo ha creato.Splendidi disegni di varie epoche ci mostrano scene di vita e la varietà di animali che ha popolato queste regioni; dopo un approcio con il Sahara di questo tipo,non appare più come una cosa morta e abbandonata;ma viva.Come se la vita pulsasse nascosta dietro ogni fazzoletto di terra.E la certezza,o meglio la sensazione,diventa sempre più concreta,muovendosi in altri deserti;dal Tibet ai Pamir,dalla Patagonia all'Air arso dal sole e sede di antichi vulcani spenti milioni di anni fa.
Il Tenerè è ancora percorso dalle azalai,le carovane del sale che da Bilma e Fachi lo attraversano fino ad Agadez,passando per l'albero del Tenerè e non lontano dalla piana di Gaudoufoua,il cimitero dei dinosauri.E' quì che affiorano le ossa dei rettili fossili,i "serpenti di pietra" come vengono chiamati dalle popolazioni locali,scomparsi improvvisamente 70 milioni di anni fa.
Il Gran Tenerè è una distesa lunga quasi mille chilometri,tagliata in diagonale da cordoni di dune lunghe centinaia di chilometri,senza fine.
Partendo da Agadez o da Bilma si ha la sensazione di andare incontro all'infinito,di essere inghiottiti dal vuoto e di non uscirne mai più.Eppure l'uomo da sempre si è tuffato in orizzonti senza limiti,dal Sahara fin lungo le rotte della Via della Seta o tra le città sepolte del Taklamakan.Quì,a ridosso dei Pamir,avrebbe potuto ancora una volta evitare le condizioni durissime dell'infeconda natura ed invece ha cercato caparbiamente di confrontarsi.Da quei lidi del Sinkiang,sulle "rive dell'eternità",sono partite carovane cariche di sete preziose e monili in direzione del Mediterraneo;un bisogno di conoscenza e di misurarsi con i mondi aridi dei Pamir e di altopiani sterili e "vuoti",più che per un bisogno economico.L'uomo ha tracciato col suo andare tra quelle distese la sua grandezza e la sua misura.Anche le religioni,attraverso il deserto,"anima della terra",hanno cercato e trovato la purificazione spirituale e il luogo dove meditare.Quì la Natura detta le sue leggi immutabili e l'uomo,denudato di tutti i suoi "abiti" inutili,vede con chiarezza ciò che a senso ed è essenziale,e ciò che non è importante.
IL DESERTO CHE AVANZA
C'è stato un inaridimento rapido negli ultimi cinquanta anni per un progressivo aumento della temperatura all'interno dell'atmosfera e,come logica conseguenza,il deserto inesorabile che avanza.I raggi del sole penetrano normalmente nell'atmosfera ma non riescono più ad uscire,imprigionati da ogni sorta di inquinamento che impedisce al calore di dissolversi negli strati più alti.
E' una trappola che l'uomo si è creato sulla propria pelle delegando sempre ad altri,ma chi?,la salvaguardia dell'equilibrio naturale della terra.Chissà come finiranno le palme dei palmeti rimasti o i pochi nomadi delle pampe sudamericane o dal Gran Tenerè.
E dove andremo noi,turisti europei,attratti da ciò che non ci appartiene ma che è parte di noi,a navigare con i nostri sogni tra spazi e silenzi?
Ci sono ancora deserti da scoprire e in cui ritrovarsi:non per ultimi i deserti bianchi della Groenlandia e dell'Antartide.Ci confronteremo a pezzi di tempo della nostra vita,tra un impegno e l'altro,"cavando" due settimane dalle vacanze annuali per calarci nella dimensione inusuale,ma che tanto ci è familiare.Chissà com'eravamo diecimila o cinquantamila anni fa,se a quelle date o molto prima la nascita dell'uomo non sia avvenuta nella calda sabbia,tra piatte lande e distese di sassi che si perdevano al di là dell'orizzonte.Forse all'origine di tutto,ancora prima che l'uomo popolasse la terra,prima ancora dei grandi sconvolgimenti tellurici che hanno dato forma alla crosta terrestre,forse prima era tutto simile al Sahara o ai salares boliviani. Quelle sono le origini che forse noi sentiamo e cerchiamo.
"Del deserto potremmo dire tutto e l'incontrario di tutto,perchè il deserto è tutto".

LA RISPOSTA SOFFIA NEL VENTO
L'uomo da quando nasce fino alla fine dei suoi giorni attraversa la vita rapportandosi anche con piccole ed immense solitudini;per questo si ritrova con facilità nei deserti.
"Chi ha inventato il deserto?"."Io" rispose il vento continuando a soffiare tra le rocce.












































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